BERGAMO — “Il problema del Pdl è quella di uscire da una stasi e una mancanza di democrazia interna, per arrivare a una nuova proposta politica. Il partito a Bergamo è chiuso su se stesso, quasi che il coordinatore pensasse che il gruppo che lo ha fatto diventare commissario del partito fosse una maggioranza sostanziale in grado di sostenerlo. In realtà in giro nella provincia c’è il restante 70 per cento del Pdl che chiede di essere ascoltato e di avere cittadinanza”. E’ l’analisi di Carlo Scotti Foglieni, responsabile organizzativo del Pdl di Bergamo nonché presidente dei Club della Libertà, che tiene a precisare che in quest’intervista parla a titolo personale.

La sua disamina è lucida e tagliente: “Parlare di correnti è ridicolo. Le fondazioni che sono nate di recente cercano di fare movimento culturale. Qualcuno prima di parlare dovrebbe studiare un po’ di storia della politica. Quello che mi sta a cuore è avere un partito vivo, vitale, presente, non fatto solo da 4-5 persone che non possono condurre a sintesi un partito che potenzialmente avrebbe 15mila iscritti”.

Quanto alle polemiche innescate la scorsa settimana dall’intervista rilasciata a Bergamosera dal numero uno della Giovane Italia Stefano Benigni sulla gestione del partito da parte del coordinatore provinciale Carlo Saffioti, Scotti è categorico: “Benigni ha sostanzialmente attaccato qualcuno che ha sostenuto fino a due mesi prima, e che nel frattempo non ha mutato i suoi comportamenti”.

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