BERGAMO — “La cultura del ’68, quella del finto egualitarismo, ha agevolato per anni chi già stava bene. Per questo abbiamo cercato di fare un cambiamento della scuola e dell’Università”. Lo ha detto Maria Stella Gelmini, ex ministro dell’Università e ricerca scientifica, al no tax day organizzato dal Pdl di Bergamo nei giorni scorsi.

Durante l’incontro la Gelmini ha spiegato le linee politiche che hanno guidato la sua – tanto discussa – riforma dell’Università, ostacolata dall’estremismo sindacale: “Il 97 per cento delle risorse pubbliche non venivano e non vengono indirizzate verso la qualità ma per le spese correnti. E nel tempo, complice un certo sindacato estremista, erano cresciute tanto da andare completamente fuori controllo. Per cui anche se non cresceva la popolazione scolastica, soprattutto in alcune regioni del sud, inspiegabilmente cresceva il numero degli insegnanti”.

“Ad un certo punto – ha continuato la Gelmini – non si sapevano più dove mettere questi insegnanti ed allora hanno inventato il modulo: 3-4 insegnanti per classe. Era l’unico modo per giustificare una pianta organica così sovradimensionata”.

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