Esce il 9 maggio “Mi rifaccio vivo”, un film di Sergio Rubini con Emilio Solfrizzi, Neri Marcorè, Lillo, Enzo Iacchetti, Margherita Buy e Vanessa Incontrada. Un film corale che affronta, con elementi fantastici, il tema della conciliazione.

Biagio (Lillo) e Ottone (Neri Marcorè) sono nemici fin da piccoli, Ottone è il vincente e l’altro, il perdente e un po’ sfigato. Dopo l’ennesima sconfitta Biagio decide di uccidersi affocandosi in un lago. Inaspettatamente, giunto nell’aldilà gli viene offerta una seconda possibilità: ritornare sulla terra per una settimana e reincarnarsi nei panni di Dennis (Emilio Solfrizzi) un manager brillante a cui Ottone, il suo acerrimo nemico, affiderà la sua azienda.

sergio rubini mi rifaccio vivo

Sergio Rubini, regista di “Mi rifaccio vivo”

Questa nuova sembianza umana permetterà al “buon” Biagio di assaporare la sognata vendetta e, contemporaneamente, di calarsi nella vita del suo peggior nemico. Ma chi si cela realmente dietro la maschera del vincente? L’erba del vicino è realmente sempre più verde? Il tema del doppio, già raccontato ne L’anima gemella, è al centro di una commedia degli equivoci dai toni surreali. Colpi di scena, sentimenti positivi e negativi in lotta. Scambi di persona e situazioni ironiche e imprevedibili sono gli ingredienti del film.

Ci siamo fatti raccontare da Sergio Rubini, attore, sceneggiatore e regista, il suo nuovo film, l’undicesimo in veste di regista, una commedia agrodolce che invita alla pacificazione.

Rubini, come nasce il soggetto del film?
Il soggetto è nato come nascono i film, spesso da una idea che, in un certo momento, può abitarti e poi cerchi di approfondirla. Le ragioni perché un’idea spunta sono abbastanza imperscrutabili. Avevo voglia di fare un film sulla pacificazione, perché penso che sia arrivato il momento di deporre le armi e provare a conoscere il nostro nemico. I nemici ci spaventano perché non li conosciamo. Mi sembra che, in un epoca globale in cui con un click uno è dall’altra del pianeta, continuare ad immaginare di mettere su recinti e steccati sia abbastanza fuori dalla contemporaneità. E’ arrivato il momento di conoscersi e di parlare anche perché questi nemici, una volta conosciuti, magari rischiano anche di essere simpatici perché poi alla fine ci assomigliano. Questa è un pò l’idea, ma non è un’idea morale anzi è un’idea abbastanza utilitaristica, quasi cinica, perché penso che gli antagonismi ci logorino e invece essere in pace con gli altri ci aiuta soprattutto ad essere in pace con noi stessi.

Come ha scelto il cast?
Un capitombolo così grande e narrativo, come quello che abbiamo messo in scena: partire da un antagonismo così sfrenato che produce addirittura un suicidio e che invece poi si modifica fino a diventare la storia di una grande amicizia, mi è sembrato che l’unico genere possibile fosse la commedia. Quindi ho pensato di fare un film comico – appena ho avuto questo spunto – ho pensato che l’unico genere per raccontarlo fosse la commedia e quindi ho cercato dei comici. Sono partito con Emilio e conoscendo la sua amicizia con Neri ho pensato che fossero una coppia abbastanza singolare e forte. A quel punto sono arrivato a Lillo, un’incontro con un attore geniale con cui spero di continuare a lavorare. Gli altri attori, la Buy e la Cervi, avevano fatto altri film con me. A loro ho pensato di contrapporre una femminilità più compiuta, più risolta e sono arrivato a Vanessa”.

Come è stato gestire sul set tutti questi comici insieme?
Uno ha sempre l’idea che i comici siano dei rompiscatole che ti rubano la battuta che si contano le battute, chi fa più ridere e chi meno. Invece ho trovato degli ottimi compagni di lavoro e penso che abbiano anche trascorso un bel periodo insieme, tra di loro. Per me sono stati fondamentali, mi hanno dato tantissimo. Un comico ti porta il suo mondo oltre alle sue battute e alle sue intuzioni e in più mi hanno anche sostenuto perché la vita del regista spesso è anche una vita complicata e avere accanto degli amici che ti sostengono è una grande chance.

In quale personaggio si vorrebbe reincarnare?
Con le mie spigolosità anche se dovessi reincarnarmi in Brad Pitt, per intenderci, poi rispunterebbero: il mio naso, le mie orecchie, per cui dalle mie spigolosità lo riconosceresti subito chi c’è dietro a Brad Pitt.

Per questo nuovo film ha abbandonato la sua terra – la Puglia – per Roma. Crede che sia una città più legata alla commedia?
Penso che ogni film abbia il suo genere, ho avuto questo spunto e penso che ognuno di noi possa raccontarsi, non necessariamente, mettendo in scena la propria biografia, io certe volte l’ho fatto ma francamente penso che quando Leone faceva tenere quel sigaro a Clint in un certo modo, si raccontasse anche in quel momento. Uno che fa i film si racconta sia quando li ambienta al sud, se è meridionale che a Roma o nel dramma o nella commedia. I film non possono che essere d’autore, tutti. Esiste solo un cinema di autore. Appena uno racconta una storia, è un autore.

Progetti futuri?
Adesso devo seguire la promozione del film e aspettare che esca in sala e capire come viene accolto dal pubblico, fino a quando non avviene questo momento tutto quello che puoi avere in mente resta solamente fumo.

Paola Medori

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