Incontriamo al cinema Mexico di Milano l’attore Gianmarco Tognazzi, figlio dell’indimenticabile Ugo e interprete, con Margherita Buy e Stefano Accorsi, del film “Viaggio sola”.

Diretto dalla sorella Maria Sole (già autrice de “L’uomo che ama”) il film racconta la vita di Irene (Margherita Buy) una quarantenne sola, indipendente e con un lavoro molto particolare: è un’ispettrice di alberghi di lusso, un’ospite a sorpresa che valuta gli standard di eccellenza delle strutture in cui risiede per pochissimi giorni. In “Viaggio sola”, Gianmarco Tognazzi è il marito della sorella di Irene, un uomo medio, svogliato che non desidera più la moglie e si smuove solo giocando al computer. Il personaggio del film è completamente diverso da Gianmarco che ricorda, nello sguardo sornione, il padre Ugo come lui non ama la solitudine e continua a produrre olio e vino nella Tenuta di Velletri nata da un’idea di Ugo e famosa per quelle che venivano chiamate “cene dei dodici apostoli” a cui partecipavano molti, tra cui, Mario Monicelli, Vittorio Gassman, Paolo Villaggio, Pupi Avati, Marco Ferreri, Luciano Salce. Gianmarco prosegue il sogno enogastronomico del padre.

Gianmarco Tognazzi

Gianmarco Tognazzi

Tognazzi, ha mai pensato, come suo papà, di mettersi dall’altra parte della camera?
“No, perché ho già un fratello come regista, molto bravo, che è Ricky Tognazzi e perché Canone Inverso è un film straordinario e lo erano anche La Scorta e Ultrà: sono dei film che ha fatto come regista molto belli. Maria Sole, al femminile, mi sembra che stia dicendo la sua. Ne ho un terzo che si conosce meno che si chiama Thomas e sta in Norvegia e che è altrettanto bravo. Ma chi me lo fa fare? Già avendo scelto di fare l’attore ho il confronto diretto con mio padre che è già una follia. Non sono così “cretino” da pensare di entrare in competizione con lui, e neanche ci entro. Quindi, non vado nemmeno sul terreno della regia anche se, in realtà, l’avrei potuto fare prima di tutti e tre: prima di Ricky no, per una questione anagrafica, però lo avrei potuto fare, ma in realtà ho sempre rimandato. Adesso molti dei miei colleghi fanno i registi e mi sembra di seguire un’onda. Quindi o devo aspettare che finiscano loro di fare i registi e quando non lo farà più nessuno, magari lo faccio io, perché così riesco ad arrivare sempre o troppo presto o troppo tardi nelle cose. Magari un giorno ci sarà questa opportunità”.

Ma lei ha mai fatto un viaggio da solo?
Sì, purtroppo e per andare in Namibia. Non ci sono andato perché avevo scelto liberamente di andarci. Adesso ti racconto la “cattiveria”: ho girato qui a Milano un film bellissimo, a cui sono molto legato, Io No per la regia di Ricky, mio fratello e di Simona Izzo coregia insieme, ad un certo punto la storia prevede che io vengo a sapere che mio fratello minore, alla fine del film, è morto in un incidente aereo in Namibia e devo andare a riconoscere il cadavere. Parto dall’Italia, mentre loro sono a girare altre sequenze in Sud Africa, per andare a girare questa scena, prendo un aereo meraviglioso da Roma, più della prima classe – pilotavo, quasi – e arrivo in Sud Africa e da li faccio 5 ore di macchina, perché mi devono portare in un altro aeroporto. Arrivo in questo aeroporto con il copione e l’aeroporto non c’è. Trovo solo una casupolina e c’era un aereolucolo di legno, dove io scopro di dover affrontare un’ora e mezza di viaggio, all’interno di questo aereo che si reggeva con lo scotch e quindi faccio dal Sud Africa alla Namibia, sicuro di non arrivare e di schiantarmi con l’aereo. Ho viaggiato, nemmeno guardando fuori dal finestrino, perché c’erano dei sedili che avevano le viti che saltavano. Quando alla fine sono arrivato all’aeroporto, ho trovato mio fratello Ricky tutto contento che rideva dello scherzo che secondo lui mi aveva fatto. Questa è l’unica volta che ho viaggiato da solo e dopo quell’esperienza non l’ho più fatto.

Paola Medori

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