Al Cinema Mexico di Milano si incontrano persone interessanti, un appuntamento speciale è quello che ci concede Gino Paoli, classe 1934, sguardo malinconico e curioso. Il cantante è protagonista insieme a Don Andrea Gallo di “Una canzone per il Paradiso” docu-film del regista Nicola di Francescantonio che, dopo una lunga esperienza in Rai, filma in questo quarto lungometraggio la Genova del periodo dei cantautori genovesi – “ho avuto grazie al mio lavoro il privilegio di conoscerli quasi tutti e con alcuni siamo stati anche amici e uno di questi è Gino Paoli” dichiara il regista.

Ambientato nel centro storico della città ligure tra i carruggi, via Prè e il porto, rivivono le voci e i volti dei suoi poeti in musica da Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Luigi Tenco a Fabrizio De Andrè. Ricordi passati affiorano dalle ironiche conversazioni tra Gino Paoli e Don Andrea Gallo, prete contro corrente che amava definirsi figlio del popolo di Dio, recentemente scomparso e fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, luogo di accoglienza per i disagiati della vita. Una sincera amicizia che traspare immediatamente e che riporta alla Genova perduta, quella invasa dagli americani e poi vagheggiata in musica da giovani e impegnati cantautori, protagonisti di quel periodo e artefici delle più intense canzoni d’autore italiane.

Un viaggio immaginario e reale attraverso gli occhi di Paoli, figlio della guerra, ex facchino, grafico pubblicitario, pittore ma soprattutto autore di brani come “La gatta” con la soffitta vicina al mare dove viveva da giovane, “Il cielo in una stanza” incisa da Mina, “Senza fine” scritto per l’allora amata Ornella Vanoni e altri successi come “Sapore di sale” , “Che cosa c’è”. Gino Paoli, il cantore dell’amore che non smette di stregare.

Ci scusiamo per le immagini di bassa qualità, dovute all’illuminazione.

Gino Paoli

Gino Paoli

Paoli, conosceva Don Gallo e come è nata l’idea del film?
“Tutto è cominciato per una questione di amicizia e di rispetto nei confronti di due persone: Arnaldo Bagnasco che mi ha coinvolto in questa avventura e Don Gallo. Arnaldo era una persona molto generosa, era il mio consigliere artistico, il mio alter ego. Sono due persone che amavo e che mi mancheranno molto. Arnaldo mi ha fatto conoscere il regista di Francescantonio e dopo la sua presentazione e il suo “vabbè, devi farlo” ho deciso di interpretare il film. Invece con Don Gallo, è stata una questione d’invidia, ho invidiato la sua umanità. Don Gallo non era una persona diversa da noi, non era una persona straordinaria, ma una persona estremamente ordinaria, normalissima. Quello che lo rendeva particolare era l’aver dedicato la sua vita agli altri. E’ qualcosa che vorrei fare anche io e che, molto probabilmente, vorremmo fare tutti ma – per colpa di quel fondo di egoismo dovuto al fatto che abbiamo una famiglia e altre cose a cui pensare – non facciamo. Però da questa vita dedicata agli altri viene fuori una ricchezza incredibile che ti torna ed è questo che Don Gallo aveva, una ricchezza enorme che vedevi quando andavi in giro con lui. Non c’era una persona che non lo guardasse e gli dicesse ci vediamo dopo in chiesa, la sua casa era sempre aperta. In fondo era un prete che aveva capito l’idea di esserlo nella maniera giusta, un prete degli emarginati, delle persone deboli e dei sopraffatti dalla vita e dalle situazioni. Era il prete di Loro, che apriva la porta. Questa era Don Gallo, una persona assolutamente normale. Riusciva ad essere normale nella sua capacità di essere normale. Mi mancherà molto”.

Che cosa ha significato per lei “Una canzone per il Paradiso”?
“Questo film si chiama Una canzone per il Paradiso ma è soprattutto una canzone per la memoria, questo film è la memoria di una Genova che non c’è più. E’ la memoria di un Don Gallo che non c’è più, è la memoria di persone e cose che se non ci fosse questo film sparirebbero. Invece questa pellicola terrà la memoria di queste persone e di Don Gallo. Terrà la memoria della Genova di una volta, terrà la memoria di tante cose che altrimenti sparirebbero. Noi stiamo dimenticando l’importanza enorme della memoria. Abbiamo una memoria usa e getta che non serve più a niente. La memoria invece è quella che ci fa essere degli umani decenti e che ci insegna a non fare più sbagli e ad essere migliori di come potevamo essere. Questa è una canzone per la memoria”.

Paola Medori

Scrivi un commento

*